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SANDRI, Gino


Il nuovo Gran Maestro sarebbe un italiano, Gino Sandri, segretario personale di Pierre Plantard di Saint-Clair, che l'ha preceduto nella stessa carica dal 1981 al 2000, anno in cui è deceduto. L'evento è stato annunciato dalla rivista esoterica on-line "La lettre de Thot", con un'intervista in due parti (in lingua francese) pubblicata sui numeri 7 ed 8 (Luglio ed Agosto 2003).



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Gino Sandri - Gran Maestro del Priorato di Sion



SAUNIERE, Berengere

  Sauniére appena giunto in paese abbandona il presbiterio inospitale, chiede alloggio provvisorio a una vecchia parrocchiana, Alexandrine Marro, si stabilisce a "l'Aubèpine", un'abitazione appartenente alla parrocchia, e inizia a stringere rapporti e anche amicizie. Alcuni fatti di cui si è venuti a conoscenza fanno pensare che tra queste persone figurino membri eminenti di una qualche società esoterica; se questo è vero, è possibile che all'abate sia stato richiesto di seguire un disegno che aveva come epicentro Rennes ma che oltrepassava i suoi confini.

Net 1887 il signor curato riteneva che fosse venuto il tempo di restaurare la chiesa nella quale celebra. Un suo predecessore, l'abate Pons, ha lasciato alla parrocchia un'eredità di 600 franchi. Il consiglio municipale, debitamente sollecitato, gli accorderà un prestito di 1400 franchi. Nel 1888 procedono alle riparazioni più urgenti; nel 1890 si rimettono al lavoro con obiettivi più ambiziosi. L'altare principale della chiesa riserva qualche sorpresa ai muratori Roussel, Babou e al campanaro Captier: uno dei pilastri è vuoto, all'interno ci sono solo delle felci rinsecchite. O meglio, le felci nascondono tre tubi sigillati, al cui interno, in attesa di essere scoperte, ci sono alcune pergamene. Si dice che, dopo averle lette, l'abate abbia fatto sollevare una pietra del pavimento, scoprendo una pentola piena di oggetti brillanti. Per lo più oro. L'abate,  nel corso degli anni a venire, avrebbe ostentato una grande ricchezza.  Confidenze di un notaio,

indicazioni su di un tesoro trovate su alcune pergamene, enigmatiche iscrizioni incise sulla tomba di una marchesa; tante piste per spiegare l'origine di una fortuna. Anche se gli evidenti alti e bassi dello stile di vita dell'abate contraddicono l'idea della scoperta di un tesoro. Il vescovo trovò più tardi il pretesto di un traffico di messe per ottenerne il trasferimento dalla corte di Roma; in privato riconosceva di non credere in quelle messe. Il curato di Rennes non affrontò da solo la sua epopea; la sua affabile perpetua, Marie Denarnaud, aveva 17 anni quando incontrò l'abate. L'accompagnò nel corso della sua esistenza senza mai divulgare alcun segreto e conservò la sua riservatezza anche dopo la morte del sacerdote. Naturalmente molti esegeti usano una parola diversa da amicizia; gli indizi sembrano dar loro ragione. In questo caso, in cui non c'è niente di provato, non lo è nemmeno la natura dei rapporti tra I'abate e la sua perpetua. Nel corso di ventidue anni I'abate conquistò la fiducia e l'amicizia dei suoi parrocchiani, compresi i repubblicani che all'inizio del suo ministero attaccava durante le omelie.

 Il sacerdote, è vero, sapeva compatire le pene delle sue pecorelle. Ricevette la dimostrazione di questa amicizia quando arrivarono i problemi con la gerarchia e la sospensione a divinis. Il sostituto incaricato dal vescovo celebrò l'uffizio divino davanti a banchi vuoti; contemporaneamente il titolare decaduto celebrava in una cappella attigua a Villa Betania... senza che mancasse un solo parrocchiano. Passò il tempo.

Un giorno dell'inverno 1917 quest'uomo eccezionale se ne andò. Verso i cieli? Verso gli abissi? Per Marie la separazione fu molto dolorosa; per molte notti vegliò sulla tomba del sacerdote: "Ahimè, il signor curato è morto, ora è tutto finito". 



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