GUINGAUD, Maurice
Ecco che si presenta un mistero sotto forma di fatto di cronaca, non documentato. Maurice Guingaud (L’or des templiers) lo racconta. Una persona rende visita all'abate per chiedere un favore. E' notaio a Quillan, avrebbe trovato nel suo studio alcuni documenti redatti in latino, probabilmente in latino medievale. Poco abile a decifrare un idioma che si è molto evoluto a partire da Virgilio, il notaio allora domanda i servigi dell'abate. Abile a intravedere il macrocosmo nel microcosmo, l'abate fiuta l'affare, forse un tesoro, e la parrocchia potrebbe esserne il teatro. Il sacerdote stuzzica il notaio che, esasperato, vuole dimostrare all'illustre latinista che non c'è nulla da scherzare: lui ha scoperto un nascondiglio! Ed ecco che un certo giovedi, giorno d'oratorio, il servitore di Dio e quello del Vitello d'oro vanno a fare una passeggiata, seguiti a distanza dai catecumeni di Rennes. La passeggiata porta i bambini, l'inventore del tesoro e il pastore di anime in luoghi accidentati, dove le rocce sembrano solo aspettare il pretesto di una leggera sollecitazione per franare. Cosa che avvenne. L'abate, agile quanto erudito, se ne esce con qualche ferita che gli farà male per una o due settimane. Il notaio risentì meno a lungo delle conseguenze dell'incidente... ebbe subito un bel funerale, due giorni dopo. La storia non dice se l'abate aveva trovato il tempo e la forza di amministrare al suo compagno il sacramento che lo avrebbe messo sul cammino dell'eterna beatitudine. 24 ottobre 1885: fine di una carriera da notaio e prime avvisaglie della fortuna per un sacerdote?
(Da Jean Blum, libera traduzione dal francese, a cura di Donatella del Grosso)
